La Villa Pavesi nella storia

La villa nasce come edificio signorile al centro di una vasta tenuta agricola nella quale erano impiegati i braccianti che coltivavano i terreni per la produzione del baco da seta della famiglia Pavesi, all’epoca commercianti nel campo dei tessuti. Con la sua facciata settecentesca e la grande aia pavimentata, era anche il luogo di villeggiatura che ospitava i brevi soggiorni e gli eventi mondani della nobiltà del luogo.

L'edificazione della villa

La villa è stata edificata a pochi chilometri da Pontremoli dalla famiglia Pavesi, su un’ansa del fiume Teglia, in un luogo nel quale si trovava un mulino ad acqua preesistente.

Il Podere di Teglia appartiene alla famiglia Pavesi già nel 1638. La data di costruzione del primo impianto della villa si colloca probabilmente in concomitanza con i lavori di ristrutturazione del palazzo nella città di Pontremoli, i quali risalgono agli anni compresi fra il 1730 e il 1743.

Il podere dei Pavesi è situato su un ampio terrazzo fluviale della sponda destra del fiume Magra, eroso a settentrione dalle acque del torrente Teglia, che ne hanno sagomato il ciglio. È delimitato a occidente dal piede delle colline generate dal crinale del Monte Carbone e ad oriente dalla balza, scoscesa verso il Magra, dove vegeta il castagneto. La situazione della viabilità all’epoca della costruzione dell’edificio era diversa da quella attuale. La strada provinciale non era ancora stata costruita e il torrente Teglia si attraversava poco distante dalla villa, così come possiamo vedere in forma idealizzante nella prospettiva del palazzo dipinta sopra il camino del piano nobile.

Il progetto

Una importante testimonianza di come era stato ideato il progetto è arrivata a noi grazie al dipinto di G. Bottani dove si vede Giuseppe Pavesi intento ad indicare la pianta della Villa. Individuato il luogo dove costruire la Villa, Giuseppe affida la progettazione all’architetto-decoratore Giovanni Battista Natali, che si stava già occupando della ristrutturazione del palazzo di Pontremoli della famiglia.

Natali immagina il fronte principale, simmetrico, organizzato su due piani con due accessi identici sistemati ai lati della facciata, nella parte posteriore il fabbricato assumeva una forma a ferro di cavallo distribuita su tre piani e tre loggiati sovrapposti scandivano il corpo centrale.
Lo schema distributivo interno rispetta il sistema barocco, un piano era riservato ai servizi, uno ai cerimoniali e uno agli appartamenti privati.

Del progetto originale, in cui le simmetrie caratterizzavano i fronti, ne verrà realizzato solo una parte ma, nel complesso, la nuova costruzione, anche se di più ridotte dimensioni, riesce a mantenere fermi i quattro principi base fondamentali del fare architettura secondo Palladio e, prima di lui Serio e Vitruvio, che si traducono in economia, convenienza, comodità e bellezza.

Nel 1747 il progetto di Natali risultava completato, l’ultimo intervento nel fabbricato si avrà dopo il 1923, con l’aggiunta ad ovest di altri vani, che ne completano la forma originale a “U”, grazie a questo ampliamento nel piano seminterrato verranno aggiunte due cantine e nel piano nobile quattro piccole stanze.

Un luogo dove il tempo si è fermato

Una Villa che ha attraversato il tempo senza subire alterazioni radicali ed oggi è un testimone prezioso della sua epoca e del suo contesto culturale. Ancora oggi, infatti, il fabbricato e i suoi spazi esterni conservano pressoché intatte tutte le caratteristiche originarie, resistendo al passare dei secoli e alle mode architettoniche che spesso hanno portato a interventi di trasformazione o adattamento in edifici simili.

Grazie a una serie di scelte consapevoli da parte dei proprietari e degli enti di tutela, l’edificio non è mai stato stravolto da opere aggiuntive che ne avrebbero alterato l’identità. Al contrario, ogni intervento è stato orientato al restauro conservativo, rispettando fedelmente i materiali e le tecniche costruttive dell’epoca in cui il palazzo fu edificato.

Oggi questo luogo rappresenta uno degli esempi di continuità storica e architettonica, offrendo ai visitatori e agli ospiti una finestra autentica sul passato. Ogni dettaglio, dalle facciate alle volte affrescate alle pavimentazioni fino al giardino cintato, racconta la storia di un posto che ha saputo restare fedele a se stesso, diventando un simbolo di autenticità in un mondo in continua trasformazione.

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